Era tutto già scritto, ma io non lo sapevo.

Ciao stranier@,

Se sei arrivato fino a qui e ti ritrovi a leggere anche questa presentazione, ti ringrazio. Proverò ad essere breve e concisa. Parto dal presupposto che faccio molta fatica a parlare di me ma, per te, cercherò di fare un’eccezione.

Mi chiamo Bice e sono sempre più convinta che la mia vita sia stata decisa già dal momento in cui sono venuta al mondo. Sono nata in Abruzzo in una fredda sera di ottobre, con la neve che ricopriva, con il suo candido manto, ogni cosa toccasse. Seguendo la tipica tradizione della discendenza, i miei genitori hanno deciso di chiamarmi come mia nonna: Bice. Si, lo so, ti starai sicuramente chiedendo quello che mi sono sentita domandare per 27 anni, ovvero, “ma è davvero il tuo nome o è solo un diminutivo?” Stranamente, é davvero il mio nome. Ed è buffo sai, ho sempre avuto una relazione difficile con il mio nome. Da bambina era fonte di derisione e storpiature varie, ma con gli anni ho iniziato ad apprezzarlo ed oggi, per assurdo, mi lega anche al tema che affronterò in questo meraviglioso blog. Prima di arrivarci, però, permettimi di raccontarti qualcosa in più di me. Se avrai piacere, viaggeremo accanto lungo questo percorso ed è giusto che tu sappia chi avrai al tuo fianco.

Come ti dicevo prima, la mia vita è stata segnata sin dal mio primo gemito. La neve, infatti, è il mio calmante naturale e le montagne il mio posto nel mondo. Sono cresciuta in un piccolo paesino molisano ai piedi di una montagna e questo mi ha portata ad avere un legame speciale con essa. Quando non sono in giro per l’Italia a seguire la mia passione, infatti, mi puoi trovare ai piedi delle Dolomiti, a commuovermi e trovare la mia pace interiore.

Sono una ragazza introversa e sempre con la testa fra le nuvole. Amo immergermi nella natura, mi perdo continuamente tra le pagine di un libro e mi considero una serie tv addicted.

Concluso il percorso liceale, mi sono iscritta alla facoltà di Scienze e Tecniche Psicologiche, vivendo anni difficili e tormentati. Ero sul punto di mollare gli studi quando qualcosa nella mia vita è cambiata. Era il 27 maggio 2016, per molti un giorno come tanti, per me, e per altri, un giorno indimenticabile.

Era il 27 maggio 2016, quando il ciclismo è entrato nella mia vita. Lo ha fatto come tutte le cose importanti fanno, in punta di piedi e con i suoi tempi. Era un venerdì come tanti, con i pensieri rivolti ad una sessione estiva che stava per iniziare e che si preannunciava già difficile e piena di ansia e disperazione. Poi un messaggio, la richiesta di cambiare canale e mettere su Rai 2. La richiesta di aggiornamento su una tappa che avrebbe cambiato la sorte di quell’edizione del Giro d’Italia e anche la mia. La mia richiesta continua di spiegazioni. Cos’è uno scalatore? E un velocista? Come si decreta il vincitore del Giro? Domande che preannunciavano l’inevitabile: il ciclismo era ormai entrato a far parte della mia vita per stravolgerla e renderla migliore.

E sarà proprio questo il tema della mia rubrica: il ciclismo.

Photo by Jojo Harper

Probabilmente ora starai roteando gli occhi al cielo, pensando che sia un tema noioso e poco attinente a quello che è l’argomento del blog. Forse avrai anche ragione, ma ti chiedo di concedermi una possibilità per dimostrarti che il ciclismo non è noia e che ha molto a che fare con il viaggio. Con questa rubrica proverò a dimostrarti come il ciclismo sia una metafora della vita. Come passare ore pedalando non sia solo importante per la salute, ma consenta di visitare posti nuovi e meravigliosi che, altrimenti, sarebbero difficili da raggiungere diversamente. Proverò a spiegarti come la bicicletta sia un mezzo non solo economico, ma anche e soprattutto ecosostenibile (a tal proposito ti rimando alla rubrica di Francesca, che si occupa di questo tema→ clicca qui). Il mio obiettivo è quello di farti avvicinare e, speriamo, innamorare di uno sport ancora troppo poco apprezzato e sostenuto in Italia. 

Perchè, in fondo, il ciclismo ti insegna a non abbassare la guardia mai. Ti frega o ti premia all’ultimo, come la vita. (Miriam Terruzzi)

Ci vediamo in giro, magari in sella ad una bici.

Un abbraccio virtuale, 

Bice

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