Giornata della Memoria: la figura ciclistica di Gino Bartali e le attività online del Memoriale della Shoah di Milano

Interno del Memoriale della Shoah di Milano

Oggi, 27 gennaio, ricorre l’anniversario della liberazione del campo sterminio di Auschwitz, avvenuta nel 1945. Con la legge del 20 luglio n. 211, nel 2000 questa giornata sarà riconosciuta ed istituita in Italia in quanto Giornata della Memoria, con l’obiettivo di non dimenticare mai quanto accaduto e far sì che, come la stessa legge afferma, «simili eventi non possano mai più accadere». Nonostante questo genere di tematiche non sia direttamente legato al nostro blog, il team di Come un Apolide, riconoscendone l’importanza, ha voluto ugualmente contribuire a questa commemorazione annuale.

Per l’occasione abbiamo pensato di riportare alcune informazioni inerenti due diverse macro aree del nostro blog, il mondo ciclistico e quello museale, unite, in questo articolo, dalla tematica della Shoah. Di seguito abbiamo voluto sviluppare dunque da un lato l’importanza dell’apporto fornito dalla figura di Gino Bartali e dall’altro una breve descrizione del Memoriale della Shoah di Milano e delle attività che quest’anno propone per la ricorrenza.

Gino Bartali, campione due volte: sulla bici e nella vita.

Nato a Ponte a Ema, periferia di Firenze, il 19 luglio 1914, Gino Bartali, soprannominato “Ginettaccio”, è stato un eroe silenzioso, non solo in bici, ma soprattutto nella vita. Vincitore di tre Giri d’Italia (1936, 1937 e 1946), due Tour de France (1938 e 1948), senza dimenticare i successi alla Milano-Sanremo, al Giro di Lombardia e ai Campionati Italiani, Bartali è stato un uomo semplice, profondamente cattolico e contrario ad ogni sorta di imposizione.

Gino Bartali

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, e in particolare nel periodo in cui ebbe inizio la deportazione degli ebrei italiani, Bartali mise a disposizione la sua pedalata possente per salvare più di 800 ebrei e antifascisti. Nell’autunno del ’43 fu contattato dall’arcivescovo di Firenze, Elia Angelo Dalla Costa, che gli chiese di entrare a far parte dell’organizzazione clandestina DELASEM (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei); così, dal settembre 1943 al giugno 1944, i suoi allenamenti divennero staffette e lui si trasformò in un corriere. Percorreva, in un solo giorno, andata e ritorno, 380 chilometri, dalla stazione ferroviaria toscana di Terontola-Cortona ad una stamperia clandestina di Assisi, trasportando, arrotolati e nascosti nel telaio della sua bici, informazioni, foto e documenti falsi che salvarono la vita a centinaia di ebrei. Inoltre, sfidando le leggi di allora, nascose un’intera famiglia di rifugiati ebrei nella sua cantina di Firenze, all’insaputa dei suoi parenti che non seppero nulla delle sue imprese fino al giorno della sua morte.

Andrea Bartali, mostra il nome del padre Gino sul Muro d’Onore nel Giardino dei Giusti

Solamente dopo la sua scomparsa, avvenuta il 5 maggio 2000, il figlio Andrea volle raccontare le eroiche gesta dell’ormai defunto padre e da allora giunsero numerosi riconoscimenti. Nel 2005, l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, consegnò, alla moglie di Bartali, la Medaglia d’oro al valore civile; il 2 ottobre 2011 è stato inserito tra i “Giusti dell’Olocausto” nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova. Il 23 settembre 2013 è stato dichiarato “Giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah, che vuole costituire un riconoscimento per i non ebrei che hanno rischiato la loro vita per salvare quella degli ebrei. Infine, il 2 maggio 2018, a un paio di giorni dall’inizio del Giro d’Italia con partenza da Gerusalemme, è divenuto cittadino onorario di Israele.

La vita del campione italiano di ciclismo è oggi ricordata non solo per le sue gesta sportive, ma soprattutto per il suo impegno sociale e per aver rischiato la sua vita per un bene più grande. Per maggiori approfondimenti sulla sua vita e le sue gesta, ti consigliamo la visione del film “Gino Bartali: l’intramontabile”.

«Il bene si fa ma non si dice e certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca».

Il Memoriale della Shoah di Milano

La Fondazione Memoriale della Shoah di Milano è situata nell’area corrispondente al Binario 21 della Stazione di Milano Centrale (clicca qui per visualizzare la mappa). Da questo stesso binario, il 6 dicembre 1943 partì il primo convoglio RSHA che avrebbe deportato 169 persone, tra ebrei e altri perseguitati, verso i campi di Auschwitz-Birkenau, delle quali soltanto 5 sarebbero poi sopravvissute.

Stazione di Milano Centrale

Un mese dopo, il 30 gennaio 1944, partì il secondo dei venti convogli totali che tra il 1943 e il 1945 percorsero la tratta Milano-Auschwitz, trasportando questa volta 605 deportati ebrei. Di questi, una volta giunti a destinazione, 477 vennero mandati immediatamente nelle camere a gas. Fra loro si conteranno soltanto 22 sopravvissuti, fra cui Liliana Segre, che ad oggi rappresenta una delle più autorevoli testimonianze italiane. 

Liliana Segre

Liliana Segre, deportata ad Auschwitz a soli 14 anni, è una delle fondatrici dello stesso Memoriale della Shoah di Milano. Liberata il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, fu tra i 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani che furono deportati. 

Soltanto all’inizio degli anni ‘90 deciderà di cominciare a parlare della sua esperienza pubblicamente, rendendosi da allora disponibile a partecipare ad assemblee e convegni. A questo proposito ti rimandiamo al seguente video, che documenta una parte della sua testimonianza: Viaggio nella Memoria – Testimonianza di Liliana Segre (parte 1).

Muro dei Nomi.
Interno del Memoriale della Shoah di Milano

Il suo nome è fra i 774 dei deportati che compaiono sul muro dei nomi ospitato all’interno del Memoriale. I nomi posti in evidenza, corrispondono ai soli 27 cittadini ebrei partiti dalla Stazione Centrale di Milano che sopravvissero alla deportazione (dati forniti dalla Fondazione CDEC, Centro di Documentazione Ebraica di Milano).

In occasione della Giornata della Memoria 2021, dato il periodo che stiamo vivendo e la conseguente impossibilità di effettuare visite guidate in sede, il Memoriale si trasferisce online. Attraverso la sua pagina Facebook ufficiale (puoi accedere da qui) a partire dalle ore 8:00 sarà possibile effettuare una visita guidata virtuale preparata ad hoc e il video sarà reso disponibile per tutta la giornata.

Inoltre, a partire dalle ore 16:00, stavolta sul profilo ufficiale di Instagram (puoi raggiungerlo da qui @memorialedellashoah) sarà possibile interagire inviando delle domande alle quali un gruppo di guide si occuperà di rispondere.

Per un ulteriore approfondimento ci sentiamo di consigliarti anche questo breve film (della durata di circa un’ora)Fratelli d’Italia? Un film per tramandare la storiae/o di consultare il sito www.memorialeshoah.it per tanti altri contenuti.

Ti riportiamo infine la possibilità di scaricare l’app del Memoriale della Shoah per usufruire dell’audioguida gratuita, disponibile sia per dispositivi iOs che Android.

«[…] La Memoria non deve fermarsi mai; è questo il messaggio che vogliamo condividere con tutti coloro che hanno sete di coscienza civile e di quella lotta all’indifferenza che si ritrova nella scritta che incontriamo appena entriamo al Memoriale, che ci ricorda quale è il vero nemico da combattere sempre: l’indifferenza, per l’appunto».

Roberto Jarach, Presidente della Fondazione Memoriale della Shoah

Fonte: http://www.memorialeshoah.it/

2 commenti

  1. Veloce viaggio nella memoria con scoperta di aspetti inediti di una parte della ns storia “«Il bene si fa ma non si dice e certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca»”; ottimo
    Il Memoriale

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