💭~ Biova Project: la storia di una «birra circolare»

💭 ~ Categoria sostenibilità e storie

Ciao a tutti!
Oggi facciamo insieme un brindisi virtuale parlando della bevanda rinfrescante che tutti (o quasi) amiamo goderci specialmente la sera d’estate, ma anche in primavera, in autunno… e perché no, in un bel pomeriggio invernale… insomma, quella bevanda che va bene in qualsiasi stagione e momento della giornata, purché servita fresca! E per rimanere in tema di zone gialle, arancioni e rosse, ricordatevi che per quanto esse ci impongano dei limiti, hanno una caratteristica bellissima: i colori ricordano quelli della birra! 🍺

In particolare, vi voglio raccontare di un birrificio italiano avviato circa un anno fa, del quale andare fieri e da cui prendere ispirazione. La start up torinese Biova Project ha messo in pratica qualcosa a cui pochi altri avevano pensato, la loro mission è innovativa e per descriverla vi propongo direttamente il loro manifesto:

«Più che una birra, un movimento.

Un progetto a cui possono aderire tutti quelli che vogliono fare qualcosa di concreto contro lo spreco alimentare»

Siete curiosi di sapere di cosa si tratta?

Cervecería Ambar - Birrificio - Saragozza
Caldaia per ebollizione
(Cervecería Ambar – Saragozza)

Vi svelerò tutto tra poco, ma prima di iniziare, facciamo un rapidissimo recap delle basi: da dove viene la birra e come si produce? 
Iniziamo dalla materia prima: questa è per eccellenza l’orzo, ma i produttori possono sceglierne di diverse (frumento, mais, segale…). Il cereale eletto viene inizialmente messo a macerare in acqua e ossigeno fino a quando raggiunge la germinazione. Il risultato prenderà il nome di malto e verrà sottoposto ad essiccazione o torrefazione. Successivamente, e una volta macinato, verrà miscelato con l’acqua che, grazie alle alte temperature, consentirà il passaggio naturale a mosto. A seguire, eliminate le scorie del malto, il mosto verrà portato ad ebollizione e durante questa fase verrà aggiunto il luppolo (lo sentiamo spesso nominare quando si parla di birra, ma questa pianta a fiore presenta molte caratteristiche utili e interessanti, vi consiglio di leggerle qui).

A questo punto, il malto sarà lasciato raffreddare e successivamente si procederà con la fase della fermentazione (che potrà essere più o meno alta o bassa in base alle temperature raggiunte), per la quale è fondamentale l’utilizzo del lievito: sarà infatti questo il momento in cui avverrà la trasformazione in alcol e anidride carbonica. L’ultimo passaggio, precedente all’imbottigliamento, sarà quello della maturazione, ovvero un periodo di alcune settimane durante le quali la birra verrà lasciata a riposare per far sì che assuma colore ed aromi finali. Infine, in base alla birra che avrete davanti (che potrà essere limpida o torbida), capirete se è stata anche filtrata e pastorizzata oppure no!

Chiaramente esistono numerosissime varianti che intervengono sul processo di produzione, a partire dal cereale utilizzato come materia prima, ai livelli di tostatura, dalle temperature dell’acqua all’utilizzo del lievito (che in rarissime tipologie non è necessario), ma in linea generale il procedimento affronta le fasi descritte.

La birra non avanza mai il pane purtroppo sì
Biova Project

Adesso che abbiamo ripassato un po’ la parte teorica, passiamo a quella più concreta! Vi ho anticipato che vi avrei raccontato la storia di una start up italiana che si occupa proprio di birra, quindi vi presento Biova Project! L’idea è nata nel 2018 e in poco più di due anni è cresciuta esponenzialmente, da una semplice proposta ad una distribuzione interregionale. Tutto nacque, infatti, dalla telefonata che Franco Dipietro, allora regista che si occupava di comunicazione ed oggi CEO di Biova Project, fece al suo amico Chicco, mastro birraio, chiedendogli se fosse in grado di creare birra con il pane (ok, anche la sua risposta affermativa fu fondamentale per la realizzazione del progetto, altrimenti oggi non saremmo qui a parlarne!). Vi state chiedendo come sia venuta in mente un’idea simile al regista? Non sarà difficile immaginarlo se vi dico che nel suo lavoro si occupava di comunicazione della social responsibility, quindi aveva a cuore l’etica aziendale e il tema degli sprechi alimentari: unendo ciò all’amore per la birra… no, scherzo, unendo ciò alla consapevolezza delle enormi quantità di pane invenduto dei supermercati (circa 13.000 quintali ogni giorno, solo in Italia) decise di mettere in pratica qualcosa di realmente utile. 

Dalla nascita del progetto ad oggi, i passi in avanti sono stati moltissimi e notevoli. Inizialmente i tre giovani piemontesi contattarono un paio di panifici vicino a Melle (CN), il loro paesino di provenienza, i quali accettarono volentieri di procurare il proprio pane invenduto per dare loro una seconda vita (buona, per altro). 

Testimonianza primo panificio contattato – Biova Project

Da allora, sono aumentati tanto i fornitori della materia prima quanto la rete di distribuzione: Biova (il cui nome proviene dalla classica pagnotta piemontese) ha accordi con più di 100 Coop nel nord ovest italiano, con l’hamburgeria torinese MacBun e con la catena Carrefour, ma anche Ikea ed alcuni ristoranti etici sembrano interessati ad avviare una collaborazione. È possibile assaggiarla anche in diversi bar e locali in Piemonte e Liguria; fin dal principio, inoltre, vende le proprie bottiglie attraverso la catena Unes (rete di supermercati contro lo spreco alimentare) e le piattaforme di Winelivery e Gioosto, oltre che sul proprio sito.

Nella lavorazione messa in atto da Biova, il pane rappresenta circa il 30% della materia prima utile (e stanno cercando di accrescere la percentuale), con la conseguenza che per produrre circa 2500 litri di birra vengono impiegati quasi 150 kg di pane. Il risparmio che questo procedimento permette di realizzare non riguarda solamente il riutilizzo del prodotto alimentare che, altrimenti, andrebbe buttato, ma significa anche recuperare e sfruttare l’energia che è servita per produrlo e risparmiare quella che servirebbe per creare il mosto. 

Il concetto chiave dell’economia circolare è proprio questo: introdurre nuovamente i prodotti nel ciclo economico per dare loro un ulteriore utilizzo, riducendo così i rifiuti al minimo e sfruttando le energie già consumate. I fondatori di Biova Project affermano che il loro è soltanto un inizio e stanno investendo nella ricerca per scoprire in quali altri modi possono intervenire contro lo spreco alimentare. Per ora, possiamo ringraziarli del lavoro svolto e osservarli come un esempio di eccellenza italiana orientata alla salvaguardia del futuro e delle risorse che abbiamo a disposizione. 

A questo punto, non ci resta che alzare i bicchieri e fare un brindisi. A me è venuta una certa sete, e a voi?

Birra
Photo by: Thais Do Rio

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