Oltre il traguardo: Il re dei due mari

Chiusdino, 11 marzo 2021

Un cielo plumbeo si staglia all’orizzonte, riflettendo nuvole scure sui grandi occhiali che coprono per metà il viso dei corridori. Tutt’intorno i colori della natura rispecchiano i segni di un inverno che tarda a finire. I piccoli borghi toscani vengono risvegliati dal torpore invernale accogliendo con gioia e curiosità il passaggio di un gruppo lanciato a forte velocità. Le strade strette ed insidiose costringono il plotone ad una maggiore attenzione e così in molti sono costretti a rallentare lasciando andare ogni sogno e possibilità di vittoria. È un continuo up and down, come diranno poi i ciclisti all’arrivo.

Il plotone nelle fasi iniziali della seconda tappa della Tirreno-Adriatico.

Strappi brevi, secchi, che spezzano le gambe e mettono a dura prova anche i più coraggiosi di giornata.

A 35 chilometri dal traguardo la corsa si accende. Scatti e contro scatti spezzano il gruppo costringendo molti ad uscire allo scoperto e andare a richiudere i vari buchi che si sono creati. È una lotta di posizioni, dove solo chi ha una squadra a proteggerlo e scortarlo può pensare di uscirne illeso.

Distese di boschi costeggiano un tratto di strada in discesa. Il ritmo si fa sentire sulle gambe di chi è costretto ad alzare bandiera bianca e veder allontanarsi un gruppo compatto di diverse unità che è lanciato all’inseguimento di un quartetto di testa formatosi prima dello scollinamento.

I quattro fuggitivi al comando (da destra a sinistra): Pavel Sivakov, Mikel Landa, Joao Almeida e Simon Yates

Il gruppo di testa fa paura. Il divario cresce e il traguardo si avvicina. I quattro al comando ci credono. Possono farcela. Hanno un buon margine, una pedalata fluida e delle buone sensazioni. Ma il ciclismo è imprevedibile e non puoi prenderti il lusso di crederci troppo.

Gli ultimi 7km rimettono tutto in discussione, riaprendo di nuovo le sorti della corsa. Il gruppo si avvicina pericolosamente al gruppetto di testa che lotta in tutti i modi per mantenere il margine che con tanta grinta e coraggio hanno conquistato nei chilometri precedenti. È una lotta psicologica tra chi è davanti che spera di vedere il prima possibile l’arco del traguardo all’orizzonte e chi è dietro, che vedendo la testa della corsa avvicinarsi sempre di più, si augura di riuscire a ricucire il distacco e alzare così le braccia al cielo. Le forze iniziano a mancare, qualcuno rallenta, sperando di tornare a respirare un po’ nella pancia del gruppo. Davanti è una lotta a tre. O così sembra. Sotto il triangolo dell’ultimo chilometro un portoghese di appena 22 anni semina i suoi compagni di viaggio immolandosi da solo verso il traguardo.

Ma dietro il gruppo reagisce, riprende i due fuggitivi, raddoppia la velocità e si avvicina all’unico uomo ancora al comando. A 150 metri dalla conclusione parte Julian Alaphilippe che stacca i suoi diretti avversari. Da dietro provano a rimontare, ma il francese è a caccia del suo primo successo stagionale e resiste. Stringe i denti, chiude gli occhi, chiede un ultimo sforzo a sé stesso e alla fine ce la fa.

Julian Alaphilippe taglia per primo il traguardo della seconda tappa della corsa dei due mari

Lulù taglia il traguardo con le braccia al cielo. Un lampo iridato illumina la seconda tappa della Tirreno-Adriatico.

Alaphilippe abbraccia un suo compagno di squadra che si congratula con lui per la vittoria ottenuta.

Una corsa dei due mari davvero spumeggiante: Van Aert a Lido di Camaiore, Alaphilippe a Chiusdino, domani a chi toccherà? Vi aspetto per scoprirlo insieme.

*(Immagini prese dal profilo Twitter @TirrenAdriatico e @alafpolak1)

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