Oltre il traguardo: Una pennellata perfetta

04 aprile 2021

«Il mondo non è che una tela per la nostra immaginazione», scriveva il filosofo Henry David Thoreau e oggi Kasper Asgreen probabilmente non aveva neanche sognato di dipingerci su quella tela. Nella terra in cui la pittura ha portato i fiamminghi a raggiungere una verosimiglianza quasi impensabile, nella domenica santa di Pasqua, con un tocco da maestro un danese ha riscritto la storia.

In un silenzio quasi spettrale Anversa si sveglia sotto un cielo bigio che non promette nulla di buono. I ciclisti sono schierati sulla linea di partenza. I denti battono e le mani si irrigidiscono. Sono costretti a coprirsi bene per proteggersi dal freddo che in questo periodo può essere pericoloso, tanto da arrivare a mietere vittime sin dai primi chilometri. La Cattedrale di Nostra Signora, una delle più imponenti del Belgio, svetta e veglia sul gruppo che è in attesa di darsi battaglia lungo le antiche e pittoresche città che caratterizzano questa storica regione. Tutto è pronto e un colpo di pistola da ufficialmente il via a questa edizione numero 105 della Ronde van Vlaanderen.

Il gruppo sulle strade di Anversa si dirige verso il chilometro 0.

In una giornata surreale in cui il ciclismo sente ancor di più la mancanza del suo carburante naturale, gli spettatori, i paesi attraversati con le loro tipiche piazze medievali, le torri campanarie e le meravigliose facciate delle case in mattone accompagnano il passaggio del gruppo, donandogli calore e conforto. Il cambio del consueto percorso rallegra molti protagonisti di giornata che si ritrovano a correre sulle strade di casa. Lungo il tragitto, infatti, diverse famiglie aspettano con ansia il passaggio del gruppo e i bambini, con occhi sognanti e gioiosi, acclamano a bordo strada i loro papà che fermandosi donano loro un abbraccio caloroso e pieno di amore che probabilmente ricorderanno per sempre.

La Deceuninck-QuickStep in alcune concitate fasi di corsa.

I vigorosi rintocchi delle campane accompagnano il gruppo che si appresta ad affrontare i brevi e ripidi muri lastricati delle Ardenne fiamminghe. Sul rumore acuto e ridondante di un tamburo, i ciclisti iniziano una strana danza. Il pavé è così, una lingua di strada affascinante e faticosa, dove per avere la meglio non contano solo la forza e la resistenza, ma il coraggio e il desiderio di fare fatica, l’entusiasmo e la volontà di sfidare non solo la strada, ma soprattutto se stessi.  

Diciannove sono i muri che i protagonisti di giornata sono chiamati ad affrontare. Il Vecchio Kwaremont, pietra miliare di questa corsa, è oggi orfano della sua bellezza più grande: il pubblico. Quasi irriconoscibile (nelle immagini) a vederlo così vuoto, ma così dannatamente distinguibile sotto le ruote, miete vittime eccelse ed inizia a delineare le sorti della Ronde. È il Paterberg, però, a dare la sentenza finale quando Van Aert, provando a rientrare sui due al comando, si vede costretto a zig-zagare per affrontare la pendenza degli ultimi metri finali. Il pavé non guarda in faccia nessuno e non importa se ti chiami Wout Van Aert e sei inserito nella stretta cerchia dei favoriti: la strada non mente mai. «Oggi mi sono mancate le gambe» dirà il belga una volta giunto al traguardo.

L'affascinante ed ostile pavé.

Poche bandiere gialle con il leggendario leone rampante nero sventolano a bordo strada. In lontananza l’edificio tardo-gotico del Municipio di Oudenaarde domina la piazza del mercato su cui si affaccia anche la Chiesa di Santa Walburga che con il suo campanile veglia sul rettilineo di arrivo dove, da lontano, le figure di Mathieu Van der Poel e di Kasper Asgreen si apprestano a percorrere il chilometro finale. Tutto sembra già deciso, i pochi olandesi sul traguardo assaporano già la seconda vittoria consecutiva del proprio connazionale. Ma a 150 metri dall’arrivo il coraggio e la voglia di osare devono cedere ad un ostacolo più grande: le gambe. E così, nella terra del ciclismo, dove questo sport è una religione più che una competizione, Kasper Asgreen alza le braccia al cielo e con una pennellata perfetta dipinge il suo nome nell’albo d’oro della Ronde Van Vlaanderen.

Kasper Asgreen taglia per primo la linea del traguardo della Ronde davanti a Mathieu Van der Poel.

«Ho deciso di dar fiducia alle mie gambe» dirà il vincitore, dimostrando, ancora una volta, che spesso le gambe fanno la differenza e la tenacia e la voglia di lottare sono le carte vincenti di chi vuole affrontare la paura e trionfare su un terreno così ostile eppure così magnificamente spettacolare.

*(Foto di copertina: @pelotonmagazine; altre foto: @GettySport e @RondeVlaanderen)

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