Oltre il traguardo: Si vede bene solo con il cuore

25 aprile 2021

«Nelle piccole cose fidati della mente, nelle grandi del cuore» diceva Sigmund Freud. Ed oggi Lorenzo Rota e Tadej Pogačar lo hanno preso in parola.

Nel giorno in cui in Italia ricorre uno degli avvenimenti che ha segnato per sempre la storia e la memoria dell’umanità, a diversi chilometri di distanza, sulle strade belghe, il ciclismo ha salutato ufficialmente la sua Campagna del Nord, mettendo in scena l’ultima Classica Monumento: la Liegi-Bastogne-Liegi.

Una delle asperità di giornata: le côtes.

Sotto un cielo grigio che cerca di lasciar spazio ad un sole timido che prova ad uscire allo scoperto, i ciclisti si apprestano a scendere dai rispettivi bus per raggiungere la linea di partenza. Facce contratte, sorrisi appena accennati, occhi coperti da enormi occhiali specchiati che riflettono le immagini di un traguardo che probabilmente tutti sognano di tagliare con le braccia alzate.

Forse un po’ ci crede anche Lorenzo che infilatosi nella prima fuga di giornata sogna di vedere il proprio nome inciso tra i grandi di questo sport. Classe 1995, il giovane bergamasco sa bene che il ciclismo è fatto di fatica, sudore e dolore eppure tutto ciò non lo spaventa. Da buon gemelli si affida alla sua lucidità e al suo istinto e lascia che sia la strada ad indicargli la via più giusta da seguire.

I fuggitivi di giornata.

Un piccolo bosco tranciato in due da una lunga lingua di asfalto accoglie Lorenzo e i suoi compagni di fuga che si ritrovano ad affrontare la prima asperità di giornata. Sono le côtes, muri molto impegnativi di chilometraggio variabile, a movimentare e rendere la Liegi una delle corse più dure del calendario ciclistico. Con le sue numerose edizioni, che la rendono la più antica tra le classiche, la Doyenne non è immune alle pendenze, anzi, ne ha fatto la sua caratteristica principale. Lungo i 259 chilometri, le 11 côtes animano la gara e un solo attimo può delineare e decidere le sorti della corsa.

Il gruppo in alcune fasi di corsa.

In un panorama che ricorda un po’ quello delle fiabe, dove lunghe distese di prati e caratteristiche casette in mattoni accompagnano la cavalcata verso Liegi, il gruppo è accolto dal calore incommensurabile del pubblico belga che ha fatto del ciclismo il suo sport nazionale. Numerose bandiere sventolano lungo la sede stradale e a bordo strada delle piccole ali di folla incitano il passaggio dei corridori. C’è chi applaude, chi urla, chi intona canti di gioia, mentre al centro della strada la battaglia entra nel vivo. Continui attacchi mettono in fila indiana il gruppo che ad ogni metro perde vagoni importanti. In queste corse ogni secondo può essere fondamentale e Lorenzo Rota lo sa bene. Vede sfumare quel piccolo sogno che custodiva nel cuore e che lo ha spinto a superare i suoi limiti e a dimostrare alla strada e soprattutto a sé stesso che fidandosi delle sue gambe e del suo istinto può fare davvero grandi cose.

I cinque rimasti in testa e che si giocheranno la vittoria della Liegi

Le Classiche sono così: chilometri infiniti che pesano sulle gambe e sul cuore. Puoi partire sin dai primi chilometri all’avanscoperta, macinare chilometri in testa alla corsa con la speranza che questa volta sarà diverso, ma alla fine sei costretto a mettere a tacere il cuore e ad ascoltare la strada dettare la sua sentenza.

Un attimo di distrazione e le cose possono cambiare. Un secondo e tutto può assumere un aspetto diverso, inedito oppure scontato. Non puoi permetterti di pensare troppo, non puoi prenderti il lusso di dare precedenza alla testa, in queste corse è il cuore a fare la differenza. Devi abbandonarti alle emozioni, farti guidare dall’istinto, fidarti delle sensazioni e di ciò che la strada ti sussurra. Solo così puoi pensare di farcela, di tagliare il traguardo con le braccia al cielo e incoronarti re indiscusso di questa corsa.

A poco più di 5 mesi dalla scorsa anomala edizione di questa Classica, Tadej Pogačar si prende la sua rivincita e va a scrivere il suo nome accanto agli dèi del ciclismo.

«Si vede bene solo con il cuore» diceva Antoine de Saint-Exupéry e oggi, il Piccolo Principe sloveno, lo sa bene.

*(Foto di copertina: @bettiniphoto; altre foto: @GettySport, @LiegeBastogneL, @TrekSegafredo e @GroupamaFDJ)

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