Giro d’Italia: Il filo rosso del destino

Castel di sangro, 16 maggio 2021

Un ammasso indistinto di nuvole bianche gioca a rincorrersi mentre un leggero soffio di vento prova a spingerle lontano. Il cielo terso esalta la figura della Basilica di Santa Maria Assunta che, con la sua maestosa facciata di pietra a vista, svetta superba dalla Civita e veglia silenziosa sul comune abruzzese. Un sole tiepido e primaverile riscalda i volti mentre un brivido leggero attraversa la schiena di quanti accorsi ad onorare la Corsa Rosa. Gli edifici posti ai poli opposti della strada principale sono ornati a festa e tra le vie del paese risuonano le urla di gioia dei bambini che attendono con ansia e trepidazione di accogliere a gran voce i loro beniamini.

Il villaggio di partenza, con i suoi numerosi gazebi, costeggia il porticato di Piazza Plebiscito. Bandiere di ogni nazione sventolano sinuose mentre a bordo strada i numerosi curiosi tentano di farsi spazio tra la folla alla ricerca del posto migliore per immortalare quel momento magico e irripetibile.

Il villaggio di partenza in Piazza Plabiscito

Uno alla volta corridori e biciclette percorrono le strade che, delimitate da transenne a cui sono appoggiate ali di folla, li accolgono con applausi e canti di gioia. Arrivano, salgono sul palco, sorridono, firmano e tornano ai bus, in attesa di tornare a percorrere quelle stesse vie che li condurranno sotto lo striscione di partenza.

Le facce sono solcate da rughe di stanchezza. Gli occhi, così brillanti e sognanti, vengono mascherati da occhiali grandi e specchiati. Le emozioni non possono trasparire, dirà qualcuno. Ma non si può mettere a tacere il cuore, non si può chiedere uno sforzo così grande all’organo nobile per eccellenza che guida e dona vita. E così le voci, seppur ovattate, fanno trasparire tutto. Le mascherine provano a trattenere e nascondere i sorrisi. Cercano di evitare che quel legame si crei, che quella bolla così necessaria, ma così surreale e gelida, spezzi ciò che questo sport ha creato per decenni. Ma non si può distruggere un amore talmente grande da aver sempre superato ogni cosa. Non si può spezzare quel lunghissimo e fortissimo filo rosso che lega le anime dei ciclisti al loro bene più prezioso, il pubblico.

I cuori battono all’unisono, le voci tremano dall’emozione ed un semplice saluto, così banale e privo di significato, acquista un valore inestimabile. “Forza Jack” dirà qualcuno vedendo Giacomo Nizzolo percorrere per la seconda volta quella lunga passerella che conduce alla linea di partenza. “Ciao”, risponderà Jack, alzando la mano e provando a trattenere l’emozione che viene tradita dal tono della sua voce.

Eccolo, il legame.

I ciclisti sono schierati sulla linea di partenza.

Tutto è pronto in Via Porta Napoli. I ciclisti sono schierati sulla linea di partenza. Il sindaco sventola la consueta bandiera rosa e la carovana si prepara ad affrontare una tappa nel cuore del territorio abruzzese.

Ali di folla salutano e acclamano il passaggio dei ciclisti che sfrecciano lungo le strade del paese lasciandosi alle spalle un silenzio assordante rotto solo dall’elicottero che continua a disegnare traiettorie circolari sulle teste degli ultimi curiosi rimasti.

«Buona fortuna» grida qualcuno quando ormai il gruppo è lontano. «Forza Giulio!» gli fa eco qualcun altro sperando che il messaggio arrivi comunque a destinazione. L’elicottero, che nel mentre ha terminato la sua maestosa danza, si lancia all’inseguimento della carovana avventurata ormai nel cuore del Parco nazionale.

Mainarde innevate

Il silenzio scende sulle strade di una Castel di Sangro ormai deserta. All’orizzonte la neve sulle vette delle Mainarde brilla sotto un sole caldo e primaverile. Un palloncino rosa fluttua nel cielo mentre le ultime macchine dell’organizzazione si dirigono in fila indiana verso il lungo rettilineo, percorso in precedenza dai corridori, per poi sparire.  

*(Foto di copertina e altre foto: @Giroditalia)

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