La colonna sonora della mia vita

Gigi ci racconta il suo amore per le due ruote tra aneddoti, storie e curiosità

Nato a Milano in una gelida e invernale giornata di inizio marzo del 1962 sogna di dar vita ad una biblioteca e una banca dati dedicata ai velocipedi. Collezionista ormai decennale di biciclette e cimeli d’epoca che conserva con cura maniacale, ha dato vita, nel suo Trentino, ad un museo senza eguali. In un percorso storico denso di fascino che ripercorre alcuni dei momenti più significativi legati alle due ruote, conosciamo meglio Pierluigi Farè, proprietario del bellissimo museo Ciclocollection.

Pierluigi Farè nel suo museo Ciclocollection
  • Iniziamo con una semplice domanda: come ti sei avvicinato al ciclismo e alla bicicletta?

Mi sono avvicinato al ciclismo all’età di 17 anni quando, durante una stagione alberghiera, il mio superiore, ex ciclista, mi ha spinto a provare. Così ho acquistato una bici da corsa usata, sono salito in sella e non sono più sceso. Inoltre, avendo un hotel, ho avuto il piacere di avere molte squadre in ritiro: la Carrera di Pantani e Chiappucci, la Del Tongo di Saronni, il Café de Colombia capitanata da “Lucho” Herrera e molte altre. Ho avuto anche la fortuna di conoscere Gianni Bugno, Davide Cassani, Franco Ballerini, Francesco Moser e Paolo Bettini, soltanto per citarne alcuni.

  • Insomma, è stato amore a prima vista…

Assolutamente! Non essendo amante della macchina, ormai uso quotidianamente la bici per spostarmi, andare in città, sbrigare le varie commissioni. Ma il bello della bicicletta è che ti permette di vedere posti che non riusciresti a raggiungere altrimenti. La bici è ormai un’amica e compagna di viaggio per me. Mi permette di apprezzare la bellezza del paesaggio, di ammirare il panorama che mi circonda. Poi, la cosa bella è che in bici si è tutti amici, è come se tutti fossimo una grande famiglia. Se vedi un ciclista in difficoltà ti fermi e lo aiuti. Cosa che difficilmente succede quando sei in auto. Ovviamente io intendo la bicicletta a 360°: la famiglia che gira con i bambini, il ciclista che va in bici da corsa, quello che va in mountain bike. Non so se capisci quello che voglio dire…

Ciclocollection: l'interno del museo
  • Sì sì. Alla fine il ciclismo è uno sport per tutti

Sì, secondo me sì. Anche perché sai, nel 1800 la bici è stata il mezzo che ha avvicinato le classi sociali. In sella non esisteva il ricco e il povero, perché il ricco poteva anche avere la bici più bella ma, alla fine, ciò che contava erano le gambe. Inoltre, la bicicletta è stata il mezzo che ha permesso alla donna di emanciparsi. Grazie alla bici, infatti, la donna poteva uscire dal paesello, confrontarsi con altre donne, con altre realtà, con altre vedute. Lì la donna ha capito che c’era altro oltre la sua quotidianità. Così la bici ha dato un bel contributo alla figura femminile, permettendole anche di confrontarsi con gli uomini. Un esempio lampante è Alfonsina Strada che prese parte, nel 1924, al Giro d’Italia diventando la paladina di quell’edizione della Corsa Rosa. Ci sarebbe da stare al telefono per giorni per poter raccontare le varie storie legate alla bici che, come dico sempre, ha avuto un’evoluzione culturale e sociale immensa.

  • E come è nata la tua passione per il collezionismo?

All’inizio raccoglievo ciò di cui i ciclisti si disfacevano lungo il percorso, un po’ come si fa ancora oggi. Raccoglievo le borracce e le sacche di rifornimento a bordo strada, andavo negli alberghi a chiedere gli autografi, i cappellini, qualsiasi cosa. Il fine settimana, al mercatino delle pulci, se trovavo qualcosa legato al ciclismo (una vecchia Gazzetta, delle foto, qualche oggettino) lo acquistavo e lo portavo a casa. Così è nata la mia passione.

Alcuni dei memorabilia raccolti negli anni da Pierluigi Farè

  • Ricordi il momento esatto in cui tutto è cambiato?

Era il 1990 quando un signore, nonché mio amico, mentre liberava la cantina, ha trovato due bici che ha deciso di donarmi. Le ho prese, sistemate e da lì è stato amore a prima vista. E così è iniziata la mia avventura di raccoglitore e collezionista di biciclette. Ho iniziato a raccogliere biciclette, libri, fotografie, tutto ciò che mi permetteva di seguire un filone logico della storia della bici da corsa, dal 1880 fino agli anni ’90 del Novecento. Poi ho iniziato a raccogliere tutte quelle che mi trasmettevano qualche emozione: la biciletta militare dei battaglioni ciclisti bersaglieri, la biciletta da viaggio, tutti quelli oggetti legati alla bici, i cosiddetti memorabilia, come si dice in gergo. Tra quelli più cari ci sono sicuramente le lamette da barba di Coppi e di Bartali che negli anni ’50 andavano molto di moda.

  • E come avviene la ricerca di questi cimeli?

Grazie all’avvento di internet la ricerca, oggi, è molto più semplice, tanto che sono attualmente in contatto con collezionisti di tutto il mondo e con varie associazioni internazionali. Anche qui in Italia, pochi anni fa, abbiamo fondato l’AVI, ovvero l’Associazione Italiana Velocipedi, che si occupa di organizzare eventi, convegni, manifestazioni storiche dedicate alla bicicletta d’epoca.

Alcune delle biciclette d'epoca all'interno del museo
  • Sì perché, come mi dicevi, le tue biciclette, seppur d’epoca, sono tutte funzionanti.

Esatto, sono tutte funzionanti. È ovvio che, quando si acquista una bicicletta d’epoca, la prima cosa da vedere è la sua conservazione e la sua autenticità. Io, poi, sono contrario ai restauri totali. Sono contrario, cioè a riverniciare la bici, ricromare i pezzi, ecc. Secondo me le cose antiche, come i mobili ad esempio, devono dimostrare gli anni che hanno. Poi è ovvio che se è tutta ruggine va trattata, ripulita e curata. Però se si ha la possibilità di rimetterla in moto, ben venga. Non sempre è possibile, ovviamente, però sulla maggior parte delle mie biciclette puoi montare in sella e andare. Poi, come ti ho già detto, ogni tanto facciamo queste sfilate d’epoca e le adoperiamo. Ci facciamo anche 30-40 chilometri a volte.

  • Che cosa bella! E quali saranno i prossimi eventi in programma?

Il 20 giugno ci sarà “La Romantica” a Verona, mentre il 26 settembre, presso il Parco Sigurtà di Valeggio, si terrà un concorso nazionale d’eleganza velocipedi. Tutti vestiti a tema, tra balli dell’Ottocento, picnic d’epoca e sfilata di carri e carrozze. Sarà un evento da non perdere!

I bolli che venivano applicati sulle bici dal 1895 fino alla Seconda Guerra Mondiale
  • Quando ho visitato il tuo museo ricordo che mi raccontasti un aneddoto particolare sul bollo della bici…

Nel 1800 la bicicletta, anche se era ancora agli arbori, cominciava a circolare sempre più sulle strade italiane, tanto che Re Umberto I, attraverso un decreto datato 1895, impose una tassa di 10 lire annue sui velocipedi. Quindi, chiunque decideva di acquistare una bicicletta doveva recarsi all’ufficio del Comune apposito, l’ufficio Metrico, dare tutte le generalità e a quel punto il dipendente comunale applicava, sul tubo frontale della bici, un bollo metallico con una tenaglia bollatrice. Per quell’anno, quindi, era possibile girare in velocipede. Successivamente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il decreto è stato eliminato e mai più utilizzato.

  • Data questa passione, l’idea di dedicare un museo alla bicicletta deve essere stato abbastanza naturale no?

Sì, esatto! Come hai avuto modo di vedere, per il momento il posto è abbastanza stretto ma ho importanti progetti per il futuro. Tra un paio d’anni, quando sarò in pensione, spero di trovare un posto più grande e magari collaborare con il mio comune per promuovere la storia e la cultura della bicicletta attraverso visite da parte delle scuole, delle associazioni o anche di persone private che vogliono perdersi in questo viaggio meraviglioso nel mondo della bici. Inoltre, mi piacerebbe creare una biblioteca e una banca dati dedicata al ciclismo e alla bicicletta per aiutare le persone che desiderano fare, ad esempio, una tesi di laurea sul tema, come hai fatto tu, o semplicemente informarsi a riguardo.

Alcune delle biciclette contenute nel museo Ciclocollection
  • Qual è la bici o l’oggetto che ha un gran valore per te nella tua collezione?

È una domanda molto intelligente la tua, però faccio fatica a rispondere perché ogni bicicletta ha la sua storia. Ad esempio, ho una Bartali del 1951 della squadra Bartali che per me ha un valore impagabile, essendo io un grande appassionato di “Ginettaccio”, per tutto quello che ha fatto in corsa e non: per come ha salvato tanti ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, tanto da essere inserito nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme. Importante, per me, è anche la bici dei bersaglieri che, durante la Prima Guerra Mondiale, sono partiti per il fronte e non sono più tornati e hanno combattuto proprio con queste biciclette. La bicicletta che usava il postino del mio paese, che con questa bici consegnava i telegrammi facendosi 12 chilometri di salita in strada sterrata, per poi tornare all’ufficio postale e scoprire che era arrivato un altro telegramma da dover consegnare in un paese limitrofo e quindi si faceva altri 15 chilometri. Queste, per me, sono tutte storie bellissime e che hanno un valore enorme, quindi faccio fatica a dirti qual è la mia preferita.

  • Alcuni dettagli su alcune biciclette d'epoca
  • C’è un aneddoto, legato al ciclismo o alla bici in quanto mezzo che più di tutti ti piace raccontare?

Gli aneddoti sono tanti. Ci sarebbero tante storie da raccontare. Sicuramente, una di quelle che più mi ha colpito è la storia che si cela dietro la canzone di De Gregori “Il bandito e il campione”: racconta la storia vera di un legame, di un’amicizia intensa tra due persone, Sante Pollastro e Costante Girardengo, nati nello stesso paese, a Novi Ligure. I due amici iniziarono ad andare in bici insieme e per una serie di circostanze, Girardengo diventò il Campionissimo, mentre Pollastro un bandito internazionale. Un’altra storia, la più bella del ciclismo del Novecento, secondo me, è la rivalità sportiva tra Coppi e Bartali. Come è noto a tutti, in bici si scannavano e se le davano di sante ragioni a colpi di pedali, quando però Coppi è morto, per Bartali è stata una sofferenza pazzesca, perché è venuta a mancare parte del suo corpo e del suo spirito. C’è, poi, la storia di Ottavio Bottecchia, il primo a vincere il Tour de France. Durante la Prima Guerra Mondiale faceva parte dei battaglioni bersaglieri ciclisti e proprio per la sua abilità in bici era spesso incaricato di fare da portaordini. Per queste sue doti fu decorato con la Medaglia di bronzo al valor militare. Senza dubbio, però, quella che più mi sta a cuore, e che non ha niente a che fare con il ciclismo professionistico, è quella di un amore legato da una bicicletta. Qualche anno fa mi telefona una persona di Trento e mi dice di avere una bicicletta da donarmi. Dopo avermi descritto le caratteristiche della bici gli dico di non essere interessato, avendo già modelli simili nella mia collezione. Dispiaciuto, decide comunque di raccontarmi la storia legata a quella bicicletta: apparteneva al padre che, durante la Seconda Guerra Mondiale, si innamorò di una ragazza (poi diventata sua madre) di Alessandria. Così lui si faceva più di 300 chilometri per andare a trovarla, spesso impiegandoci anche due o tre giorni. Un giorno, però, dopo essere arrivato ad Alessandria, il padre della sua “morosa” non gli ha permesso di vederla, così ha preso la bici ed è tornato a casa. Ed ecco che, improvvisamente, questa bici ha acquistato un valore inestimabile per me.

Il Tandem

  • Una storia bellissima. È proprio vero che, a volte, la bici lega le anime. Quindi si può dire che ad oggi la bici è diventata una parte fondamentale della tua vita

Sì, esatto. La bicicletta, come dico sempre, è la colonna sonora della mia vita. Tanto è vero che, come ti ho raccontato, dopo essere stato ricoverato a causa del Covid, mentre ero a letto in ospedale dalla finestra osservavo la pineta di fronte e sognavo il momento in cui ci sarei tornato in sella alla mia bici. Ora per fortuna sto meglio. Ho ripreso a pedalare e quando ho qualche ora libera cerco sempre di uscire per una sgambata: anche oggi, che c’è una bellissima giornata di sole, andrò a farmi i miei 50 chilometri. Ma la cosa bella che sto notando è che la bicicletta è ritornata prepotentemente alla ribalta soprattutto nelle famiglie. Quando le vedo passeggiare in bici insieme ai bambini sono davvero felice.  

  • Non ti trattengo molto, perché so che sei molto impegnato. Ti faccio le ultime domande. Come descriveresti la bici usando solo 3 parole

Libertà, felicità, entusiasmo.

  • C’è un libro che consiglieresti a chi, magari, dopo questa intervista vuole avvicinarsi al mondo della bici per capirne di più?

“Il campione e il bandito. La vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro” di Marco Ventura. “Alfonsina e la Strada” di Simona Baldelli, che secondo me è da non perdere. E “L’anarchico delle due ruote. Luigi Masetti: il primo cicloviaggiatore italiano” di Luigi Rossi che racconta la storia di uno dei primi velocipedisti che, nel 1900, ha fatto 18.000 chilometri in bicicletta facendo il giro del mondo.

  • Per concludere ti chiedo una frase che secondo te descrive al meglio la bicicletta

La bici è una poesia. Come nelle poesie ogni poeta ha il suo modo di raccontare e ogni lettore ha il suo modo di interpretare, così la bici a ognuno da qualcosa che ognuno interpreta a modo suo.  

Ti è piaciuta l’intervista? Vuoi saperne di più sul museo delle biciclette di Pierluigi? Leggi l’articolo che Giovanna gli ha dedicato –> Ciclocollection: il Museo delle Biciclette | Riva del Garda

*(Foto di copertina e altre foto: sito e profili social @ciclocollection e foto di Michele Lotti)

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...